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domenica 27 gennaio 2013

Gli esperimenti della domenica: riconosci i materiali

Prendendo spunto da uno dei libri, inaspettatamente, preferiti dalla canaglietta, torno volentieri ad occuparmi di scienza e tecnologia proponendo una semplicissima attività: riconoscere i materiali.
Ho preparato dei fogli con il nome dei materiali descritti nel volume (escluso il petrolio):
- carta;
- gomma;
- legno;
- metallo;
- plastica;
- tessuto;
- vetro.  
Insieme abbiamo raccolto un pò di oggetti che abbiamo trovato in casa e li abbiamo radunati al centro della tavola.

3,2,1,0 via disporre gli oggetti nelle giuste caselle...
 
E poi a richiesta della canaglietta ho formulato domande varie
- quali materiali possono essere trasparenti?
- Da dove si ottiene la carta?
- Quali materiali si rovinano se esposti alla pioggia?
- Lo stesso oggetto p essere fatto con materiali diversi?
E si può continuare ....
Se volete condividere un vostro esperimento o gioco potete completare il form sotto.
Buon divertimento con la scienza.  
 

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lunedì 21 maggio 2012

Gli esperimenti della Domenica: Pane focaccia e lievito

Post in ritardo, ma gli avvenimenti di questo week end mi hanno spiazzato. 
Sul terremoto ho già scritto: dalle mie parti, circa 30 km dall'epicentro, tutto è normale, siamo ancora un po' spaventati per l'imprevista esperienza ma danni non ce ne sono. 

Su ciò che è successo a Brindisi, non sono ancora riuscita a farmi un'idea. Non perché non ci abbia riflettuto, ma perché è assolutamente fuori dalle mie possibilità creative che una persona metta una bomba per uccidere, oltretutto ragazzi di 15-16 anni. 
Non me ne capacito.
Aspetto che le indagini vadano avanti e che mi spieghino perché qualcuno ha schiacciato un tasto su un telecomando spegnendo una vita e segnandone in maniera permanente diverse altre. L'unica riflessione di cui sono riuscita ad arrivare a capo riguarda la stampa. Ieri ho ascoltato distrattamente la conferenza stampa degli inquirenti. I giornalisti intervenuti continuavano a chiedere particolari dell'indagine, resoconti più dettagliati, ipotesi non ancora confermabili. Io credo che sia deleterio rivelare i particolari, le indagini devono fare il loro corso e a nulla servono certe informazioni.

Ieri mattina, per cercare tranquillità nelle abitudini familiari, ho preparato, insieme a Simpatica Canaglia, l'impasto per il nostro pane e stavolta abbiamo provato a cuocere anche una focaccia alla genovese.
Il pane andrà in cottura stasera, la focaccia non è venuta alla genovese, ma si è comunque volatilizzata.
Dato che non sapevo che esperimento fare, ho approfittato di un po' di avanzi di lievito per far vedere al pupo la produzione di anidtride carbonica.
(aneddoto familiare: anidride carbonica è la prima parola "difficile" che il pupo ha imparato, quando gli faci notare che era un termine un po' particolare, si divertiva a ripetermelo per farsi fare i complimenti)
Ho provato a condurre l'esperimento in due maniere differenti, un po' improvvisando quantità e tempi. Il risultato infatti non è stato esaltante, ma in scienza anche questo è un risultato!
Cosa abbiamo usato:
per entrambi gli esperimenti
- lievito di birra, 2 pezzetti da circa 5 grammi
- acqua tiepida, 200 mL
- zucchero, 2 cucchiaini rasi
per il primo
- una bottiglietta di plastica da 500 mL
- un palloncino
per il secondo
- un sacchetto per alimenti misura piccola e il suo laccetto

Procedimento per entrambi gli esperimenti:
- abbiamo sciolto i 2 cucchiaini zucchero nell'acqua tiepida
- messo i pezzettini di lievito nella bottiglietta e nel sacchetto
- versato l'acqua nei due contenitori
- chiuso il collo della bottiglietta con il palloncino e il sacchetto con il suo legaccio

Abbiamo aspettato parecchio. 
All'inizio abbiamo osservato un fenomeno non previsto: il palloncino veniva risucchiato all'interno. Forse il calore dell'acqua ha creato una depressione all'interno (ma non ne sono ancora sicura)
Poi, piano piano, abbiamo osservato il formasi di bollicine nell'acqua, il palloncino si è gonfiato e ora di sera era così
Non un grande effetto a dire la verità, se volete provarlo fatelo con una quantità maggiore di lievito. 
Il sacchetto non si è gonfiato come speravo, ma in questo caso c'è il problema della non perfetta tenuta della chiusura, ma ci ha permesso di osservare delle bolle "come quelle dell'acqua pizzichina"
 
Chi ha bimbi più grandi può rendere ancora più interessante questo esperimento (un po' lungo ma con materiali economici e di facile reperibilità), testando come la temperatura dell'acqua sia un fattore determinante per la velocità della produzione di anidride carbonica (e quindi per la vita del Saccharomyces Cerevisiae) e come la presenza di zucchero sia invece una condizione necessaria.
Come sempre potete linkare i vostri esperimenti utilizzando il modulo in basso.
Speriamo sia una buona settimana


 

lunedì 26 marzo 2012

Gli esperimenti della domenica: occupa più spazio l'acqua o il ghiaccio?

Su suggerimento di nonna Vagabonda in visita a Bologna, abbiamo realizzato questo esperimento per verificare se l'acqua quando ghiaccia cambia o meno di volume.
Materiali:
  • un vecchio biberon graduato 
  • acqua del rubinetto
  •  pennarelli indelebili rosso e nero
Tempo impiegato: quello che serve per far ghiacciare l'acqua

Abbiamo riempito con un po' di acqua del rubinetto il vecchio biberon, segnando con un tratto di pennarello indelebile il livello raggiunto
Lo abbiamo messo nel congelatore e abbiamo aspettato. Ieri sera ce ne siamo dimenticati, oggi invece ...
Per evidenziarlo meglio abbiamo segnato il livello raggiunto dal ghiaccio e ... effettivamente....
l'acqua ghiacciando occupa più spazio!
Volendo è possibile dare anche un'idea spannometrica di quanto: 25 mL sui 225mL di partenza, quindi circa l'11%. 
La spiegazione di questo fenomeno è piuttosto complessa. Riguarda la capacità dell'ossigeno e dell'idrogeno, presenti nella molecola dell'acqua, di formare delle interazioni tra le diverse molecole, quando l'acqua passa allo stato solido, queste interazioni mantengono le molecole più distaziate di quanto dovrebbero.
Questo fenomeno che è tipico dell'acqua (in generale le sostanze con l'abbassarsi della temperatura si comprimono), per noi è una gran fortuna. Pensate a cosa succederebbe ai pesci se il ghiaccio non galleggiasse sull'acqua liquida.
 
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domenica 19 febbraio 2012

Gli esperimenti della Domenica: realizziamo un gel ossia colla di farina

Il libro del venerdì di questa settimana ha ispirato questo semplice esperimento: preparare la colla di farina per realizzare una maschera di carnevale.
Di colle ce ne sono tante, alcune naturali (colla di farina, di caseina, di pesce, di ossa) altre sintetiche (viniliche, acriliche, ureiche, epossidiche). Attenzione tutte sono CHIMICHE, nel senso che tutte contengono sostanze che sono composti chimici, ma le prime sono prodotte a partire da materie di origine naturale, mentre le seconde usano componenti derivanti dalla raffinazione del petrolio. (chiusa polemica sull'assurdità del naturale vs chimico, sostituitelo piuttosto con naturale vs artificiale/sintetico).
A seconda dei supporti che bisogna incollare esistono colle con capacità adesiva migliore.
Per il nostro scopo (fare la cartapesta) la colla di farina va benissimo: è economica, veloce da preparare, Simpatica Canaglia se la può ciucciare (purtroppo siamo molto lontani dall'aver superato la fase orale, anzi se avete consigli ..... sommergetemi), cosa che ha fatto ed è ottima per incollare carta e cartone (qui trovate un paragone sul potere adesivo delle colle di farina e la vinilica), è ecologica e se la si fa con la farina di riso la possono usare anche i celiachi. Difetti: si scioglie nell'acqua e pare che possa essere degradata facilmente dai batteri (eventualmente si consiglia di aggiungere allume o cloruro di magnesio). Su questo punto ho qualche dubbio sul facilmente, comunque noi poi la ricopriremo di vernice acrilica e quindi spero che non ci siano problemi di muffa.
Perchè la farina mischiata e riscaldata in presenza di acqua diventa un buon adesivo?
La ragione è dovuta alla presenza dell'amido, chimicamente è un polisaccaride cioè è fatto da tante molecole di glucosio legate assieme. Non è solubile in acqua fredda, mentre a caldo forma un gel perchè i granuli che lo costituiscono assorbono l'acqua e poi "scoppiano".
La ricetta l'ho presa tra le tante presenti in rete.
Ingredienti
  • 1.5 litri di acqua
  • 100 grammi di farina
Procedimento
  • Mettere quasi tutta l'acqua in una pentola e portarla ad ebollizione
  • Mettere la farina in una ciotola e mescolarla con l'acqua restante, questo permette di avere un po' meno grumi

  • Quando l'acqua nella pentola bolle, versare il pappone di acqua e farina
  • Far riprendere il bollore, mescolare per qualche minuto e togliere dal fuoco per far raffreddare

  • Raggiunta la temperatura ambiente, usare o conservare in freezer. Si consiglia di riscaldare un po' la colla refrigerata prima di usarla

Questo semplice esperimento ha, secondo me, una serie di punti di forza che voglio evidenziare:
  1. la chimica pratica è molto simile all'arte culinaria: si scalda, si osservano cambiamenti, si filtra, si mescola etc.
  2. Permette di osservare un cambiamento dell'aspetto e delle caratteristiche di una sostanza semplicemente dopo aver aggiunto acqua e scaldato
  3. Realizza un prodotto utile. Già perchè in realtà non abbiamo mica testato le capacità adesive della colla di farina (ma sarebbe un bellissimo esperimento di comparazione dei materiali, da fare con i più grandicelli). Vi posso offrire solo un'assaggio perchè certi lavori richiedono tempo



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sabato 11 febbraio 2012

Le prime 10 righe

"Molti dei miei ricordi d'infanzia sono legati ai metalli - come se avessero esercitato su di me un potere immediato. Spiccando sullo sfondo di una realtà eterogenea, si distinguevano per la lucentezza, il bagliore, l'aspetto argenteo, la levigatezza e il peso. A toccarli erano freddi, e quando venivano percossi risuonavano.
Mi piaceva il giallo dell'oro, e quel suo essere così pesante. Mia madre si sfilava dal dito la fede nuziale e me la lasciava tenere in mano per un pò mentre mi parlava della sua inviolabilità, di come non si annerisse mai."
Da Zio Tungsteno di Oliver Sacks - Adelphi Edizioni, 2002  
Questo post partecipa al giveaway "Leprimediecirighe"

domenica 13 novembre 2011

Gli esperimenti della domenica: cromatografia di coloranti alimentari

Oggi parte una nuova rubrica: "Gli esperimenti della Domenica".
Tutto parte dall'invito di Palmy del blog Mens Sana di proporre argomenti che permettesero di imparare attraverso il cibo.
Con Simpatica Canaglia, prezioso aiutante e apprendista scienziato, abbiamo esaminato la composizione di alcuni coloranti alimentari tramite la cromatografia su carta.
In cosa consiste questa tecnica:
qualche goccia delle sostanze che si vogliono separare viene deposta all'estremità di un rettangolo di carta da filtro (fase stazionaria). Si pone il rettangolo di carta in un contenitore con un dito di acqua o di un altro liquido (fase mobile) in modo che l'acqua possa salire lungo la carta per capillarità. Le sostanze hanno diversa tendenza a rimanere "attaccate" alla carta o a lasciarsi trasportare verso l'alto dal fronte della fase mobile. In questo modo vengono separati i componenti che costituiscono la miscela colorante. Si usano in genere sostanze colorate (il termine cromatografia deriva dalle parole greche khrômatos - colore e graphía - scrivere) ma è possibile utilizzare questa tecnica con sostanze visibili all'UV o che si colorano reagendo con reattivi opportuni.
Fine della dissertazione chimica
Scopo dell'esperimento:
  • identificare quanti componenti sono presenti in un colorante alimentare
  • osservare il fenomeno della capillarità
Cosa abbiamo usato:
  • carta da filtro, ma si può usare la carta assorbente che si trova in cartoleria, negli USA usano la carta per filtrare il caffè, ma non so se si trova in Italia
  • coloranti alimentari rosso, blu e verde
  • Forbici e matita
  • Contenitori di vetro
  • Acqua
Procedimento
  • SC ha ritagliato dei rettangoli di carta da filtro seguendo le line fatte da Mammozza con una matita

  • con una cannuccia abbiamo prelevato un po' di ogni colorante

  • li abbiamo deposti (è il termine corretto) uno accanto all'altro, all'estremità del rettangolo

  • Abbiamo posizionato il rettangolo di carta da filtro nel vaso di vetro in modo che la carta toccasse l'acqua
  • Abbiamo aspettato che il fronte della fase mobile salisse piano piano fino a quasi l'estremità superiore quindi abbiamo tolto la carta e l'abbiamo fatta asciugare


Osservazioni di Simpatica Canaglia:
  • i colori si sono spostati
  • non c'è più il verde, al suo posto ci sono il giallo e un azzurrino
Osservazioni aggiuntive di Mammozza:
  • La distanza a cui arriva la macchia a parità di fase stazionaria (nel nostro caso il tipo di carta) e di fase mobile (per noi acqua) è caratteristica di ogni sostanza. Potri azzardare che il colorante verde contenga lo stesso azzurro che costituisce il colorante blu.
Utilizzando lo stesso procedimento abbiamo provato ad osservare i componenti dei colore di carote, spinaci e pomodori
Ma il risultato è stato molto molto deludente

Le cause che ipotizzo sono due
  • la bassa concentrazione di sostanze coloranti che siamo riusciti a estrarre dagli alimenti (usando alcol etilico puro probabilmente avremmo estratto una quantita maggiore di coloranti in quanto generalmente questi non sono molto solubili in acqua)
  • la fase mobile non era corretta, in letteratura usano miscele di alcol etilico e acetone, ma volendo lavorare con SC ho preferito usare sostanze non pericolose.
Decisamente migliori i risultati con i pennarelli



Questo post partecipa all'iniziativa di Mens Sana


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venerdì 18 febbraio 2011

I libri del venerdì: "I bottoni di Napoleone"

Per i venerdì del libro questa settimana voglio proporre qualcosa legato alla mia professione.
P. Le Couteur, J. Burreson
I bottoni di Napoleone
Ed. Tea (più economico)
Ed. Longanesi

Non fatevi ingannare non è solo un libro di storia, infatti leggendo il sottotitolo:
"Come 17 molecole hanno cambiato la storia"
Ebbene si parla anche di chimica, in maniera semplice, per tutti, analizzando come alcune sostanze e le loro caratteristiche possano aver condizionato gli avvenimenti storici.
Il titolo si riferisce allo stagno con cui erano fatti i bottoni dei soldati napoleonici. Questo metallo non mantiene le sue caratteristiche alle basse temperature come quelle in cui si trovò a combattere l'esercito durante la campagna di Russia. Che sia stato anche questo uno dei motivi della sconfitta francese?
Questo saggio è alla portata di tutti, anzi davvero lo consiglio, perchè purtroppo la chimica viene sempre vista come la responsabile di tutti i disastri del mondo: inquinamento, OGM, armi, ma non è così. La chimica ci permette tra l'altro di vestirci, di mangiare, di vivere in un mondo colorato. La chimica è anche natura: la fotosintesi, le fermentazioni che portano al vino e all'aceto.
Sono laureata in chimica e quando lo dico mi dispiace che tutti mi raccontino delle loro esperienze negative a scuola con questa disciplina, e quando sento i vari mezzi di comunicazione demonizzare un campo del sapere senza analizzare i vari usi che se fanno e l'utilità (se non l'indispensabilità) che ha mi incavolo abbastanza, per non parlare degli svarioni che compaiono in giro (invece di anidride carbonica scrivono cobalto)
Spero che la lettura di questo testo possa incuriosire qualcuno e far apparire la disciplina che io amo molto un po' meno "malefica" e più "quotidiana".
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